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천진암성지개관
Miracolosa Storia della Fondazione della Chiesa Cattolica in Corea
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43. Gli appunti personali su Yi Byok

A proposito del nome e della data della morte di Yi Byok voglio ritornarvi ancora una volta. Secondo la genealogia della famiglia dei Yi di Kyung-jou, pubblicata nel 1813, la data della morte di Yi Byok è l’anno Eul-sa, ossia nel 1785. Questa genealogia è stata redatta durante la vita di suo padre Yi Bou-Man(1727-1817), dei suoi fratelli Yi Seok(1759 -1829), di Yi Kyuk(1748 -1812), di suo figlio Yi Hyun-Mo(1784-1847) e di tutti gli altri membri della famiglia degli Yi.
Mi sembra più esatto storicamente di basarsi sulla la nota genealogica fatta dai membri diretti della sua grande e nobile famiglia. Ugualmente è nell’anno 1785 che Cheong Yak-Yong ha composto l’inno funebre per il suo funerale e la data di questa composizione è segnalata nelle opere complete dei poemi di Dasan Cheong Yak-Yong. D’altronde, come accettare la data della sua morte nel 1786(l’anno Byong-Oh), quando il funerale e l’inno funebre portano la data dell’anno precedente? Da questo momento bisogna rettificare la data della sua morte all’anno 1785 e non alla primavera del 1786. Risulta pure un errore sulla causa della sua morte
Nella di Ch. Dallet, è indicato che «nella primavera dell’anno 1786, fu colpito dalla peste che infieriva, e morì all’età di 33 anni». Ora, nessuna malattia importante è segnalata nei diversi documenti della primavera del 1786 in Corea, ed è dunque impossibile che Yi Byok sia morto di peste. Rispondere esattamente alla domanda della data della sua morte, è di una importanza capitale per chiarirne la causa, trattandosi o di malattia o di martirio.
L’albero genealogico della famiglia Yi, che ricorda la data della morte di tutti i suoi fratelli e antenati, data la morte di Yi Byok nel 1785 ed è l’unico decesso dell’età di prima dei 31 anni, menzionato di quell’anno, Se nella primavera dell’anno 1785 ci fosse stata una malattia endemica come la peste, le vittime sarebbero state numerose, e fra le quali, senza dubbio, qualche membro della famiglia degli Yi, ma di quel periodo è menzionata soltanto la morte di Yi Byok. Concludendo, la nota di Ch. Dallet non è esatta e non può essere accettata.
Un altro errore è evidenziato nelle note di Mons. Daveluy il quale scrive che «il padre di Yi Byok lo chiamava Byok volendo designare così il suo carattere troppo attaccato alle sue idee». Ora il termine Byok, in cinese, non ha nessun significato relativo all’ostinazione o alla testardaggine di una persona, ma è uno dei nomi dell’albero del “ tiglio” dunque ciò non ha niente a vedere con il suo carattere.
Il nome che si scriveva nella genealogia della famiglia era dato in generale dalla famiglia stessa, già dalla nascita si riceve il nome come un buon augurio per l’avvenire, ma non rivela niente sul carattere della persona....!
Anche nelle note di Cheong Yak-Yong, alla fine della sua vita, scriveva sovente Yi Deok-Jo, ma non è esatto, ed è più corretto menzionare il nome scritto nella genealogia della sua famiglia.
Il giorno della sua nascita non è indicato in modo preciso, ma secondo l’albero genealogico, è nato l’anno di Kab-sin cioè nel 1754 mentre il giorno della sua morte, la notte del 14 giugno, è ricordato solo nella scritta da Cheong Hak-Soul. Per il luogo della sua nascita, ci sono due possibilità : l’una per Kyung-ki-do, Kwang-jou-koun, Dong-bou-myun(Bae-al-mi-ri) secondo la nota della famiglia dei Cheong e l’altra Kyung-ki-do, Po-cheon-koun(Nae-cheon-myun, Hwa-hyun-ri), Seung-cheon-go-eul secondo A mio parere, la più accettabile è Po-cheon-koun, Hwa-hyun-ri dove furono rinvenute la sua tomba e quelle dei suoi genitori e fratelli.
Per il luogo della sua morte, penso piuttosto alla casa di suo padre Yi Bou-Man à Po-cheon-koun, Nae-cheon-myun, Hwa-hyun-ri ed escludo Sou-pyo-dong di Seul, o la casa di campagna a Kyung-ki-do, Kwang-jou-koun, Dong-bou-myun, Dou-mi(Bae-al-mi-ri).
In ogni caso, tutte le informazioni trovate nei diversi documenti relativi alla persona di Yi Byok come per esempio:(‘Seong-kyo-yo-ji’) ; ; di Cheong Hak-Soul ; Le note sugli incontri di Myung-rye-bang o sulla persecuzione di Eulsa 1785 ; I diversi epitaffi notati da Cheong Yak-Yong ; Le note del governo ; ; di Ch. Dallet ; ; Le lettere o le note manoscritte dei discendenti di Yi Byok e Kwon Cheol-Shin, Yi Ka-Hwan, Yi Bou-Man… dovrebbero completarsi tra di loro e con altri documenti ancora da ricercare. L’essenziale in questo lavoro è di non generalizzare ritenendo un solo elemento o di esagerare le differenze. Secondo la mia ricerca fino ad oggi, è preferibile ammettere tutto quel che è descritto nella genealogia della sua famiglia, redatta durante la vita dei suoi genitori, dei suoi fratelli e di suo figlio e di quello che è scritto sull’epitaffio messo nella toma.



Capitolo VIII
Fondazione della Chiesa Cattolica in Corea


44. Le attività sacramentali del quasi clericatus ad temporale providendum, che i fondatori della Chiesa cattolica hanno organizzato, volontariamente intanto che laici

I fondatori della Chiesa in Corea sono dei laici che hanno cominciato a studiare la dottrina cattolica e a formare una comunità di fede, senza preti né religiosi. Hanno inviato un delegato in Cina per avere più informazioni sul cattolicesimo. Vicino a Seoul, hanno eletto un responsabile per celebrare la messa e ascoltare la confessione, e per assumere le attività sacramentali..... E’ un caso unico nella storia della Chiesa cattolica. Possiamo immaginare quanto la loro ingenuità e il loro fervore fossero grandi.
Le loro celebrazioni dei sacramenti presidiate da laici non erano valide secondo il diritto canonico attuale della Chiesa, ma, a livello pastorale, furono senza dubbio efficaci per consolidare la fede dei fedeli e indubbiamente con buoni risultati. Potrete leggere nel prossimo libro , l’analisi di queste attività, ma vi presento già quì un estratto delle di Mons. Daveluy,

«Ni Seng-houn era stato a Pechino dove fu battezzato. Lì vi aveva osservato la gerarchia cattolica in azione : il Vescovo con i suoi Preti ed altri chierici minori. Nella Chiesa di questa città aveva assistito ai santi Misteri, alle cerimonie religiose e aveva visto conferire la maggior parte dei Sacramenti. Aiutato inoltre dalle diverse spiegazioni che si trovano nei libri liturgici o dogmatici per l’uso dei cristiani, si sentì capace di organizzare più o meno le stesse cose e di imitare l’amministrazione dei sacramenti.
(La predicazione di Ni Louis fu messa in risalto soprattutto, dai suoi frutti abbondanti. Vedendosi ormai investito di una missione, per l’opera della Religione vi si consacrò totalmente e sembrava non avere più altro pensiero. Non l’arrestava neppure il pericolo delle probabili persecuzioni. Si spostava in ogni luogo adempiendo del suo meglio tutte le funzioni del suo ministero e vi ebbe un grande successo. La Religione si diffuse enormemente nella vasta regione Nai-p\'o; era praticata con una libertà e pubblicità quasi totali, ed ebbe la gioia e così pure la gloria di avervi deposto su grande scala il germe della fede. Germe che continua a produrre i suoi frutti ancora ai giorni nostri, e che ha fatto incontestabilmente di questa regione il vivaio del cattolicesimo in Corea).
Tutto fu regolato nel miglior dei modi possibili e si poté allora procedere all’elezione dei pastori. Kwon Xavier, che la posizione, la scienza, e la virtù mettevano al di sopra di ogni rango, fu designato come Vescovo. Ni Pierre, detto Seung-houn, e Ni Louis, detto Tan-oueni, furono nominati preti probabilmente con qualche altro(T\'soi Jacques di Ie-sa-ol in Nai-p\'o sembra essere stato un prete di secondo ordine. Era sotto gli ordini di Tan-ouen, che taluni affermano sia stato Vescovo. Ma noi non lo pensiamo). (Niou Augustin e T\'soi Jean, detto T\'siang-hien furono preti pure loro - Nota d\'Eur-). Ma, la tradizione non è abbastanza chiara per farvi riferimento. Comunque è probabile che un prete sia stato nominato per la provincia di Tsien-la, essendo Ni Louis responsabile di Nai-p\'o e il Vescovo e Seung-houn rimanendo i responsabili della Capitale e della provincia.
Si ignora comunque se ci siano state delle cerimonie per consacrare questi di quasi clericatus ad temporale providendum per il servizio degli altari. Una volta tutto stabilito e regolato, ognuno raggiunse il posto che gli era stato affidato e cominciarono così una sorta di amministrazione dei cristiani, predicando, battezzando, ascoltando la confessione, cresimando, celebrando i santi misteri e distribuendo la comunione ai fedeli(La nonna del P. Andrea, nipote di Ni Louis e battezzata da lui raccontava che si servivano di un calice d’oro. I paramenti sacri erano confezionati con delle ricche stoffe di seta della Cina. La loro forma non era quella delle pianete, ma quella degli abiti usati per il sacrifico secondo l’uso del paese. Si servivano del copricapo permesso in Cina per le cerimonie religiose. Per le confessioni, si sedevano su un seggio posato su una cattedra, i penitenti si confessavano in piedi, più o meno come l’ho visto in Spagna. Le penitenze ordinarie erano tutte fatte con l’elemosina, mentre per le più gravi il prete colpiva lui stesso il penitente alle gambe. Si suppone che altri preti agivano nella stessa maniera. Abituati, secondo il costume, a sfuggire la vista delle donne di condizioni nobili non volevano confessarle. I preti erano allora considerati e trattati come esseri sovrumani e da uomini celesti. Circolavano poco, ed è la gente che veniva a chiedere i sacramenti. Ma se era neccessario uscire lo facevano a piedi e si esercitavano sempre all’umiltà).
Questi sacramenti sono i soli che abbiamo trovato custoditi nelle memorie. Il battesimo dato da questi pastori era senz’altro valido e conferiva la grazia della rigenerazione ai neofiti, ma malgrado la nullità e l’ invalidità delle altre funzioni che esercitavano, il loro ministero diede un grande slancio alla cristianità e accendeva il fervore ovunque. Si parla ancora dell’entusiasmo e del santo ardore col quale si celebravano tutte le cerimonie; pastori e gregge sembravano essere talmente in buona fede che nessun dubbio veniva alla mente di chiunque sia.
Anche nella Capitale le riunioni si facevano in buona regola e abbiamo pure visto T\'soi Jean chiamato Koan-t\'sien, affittare una casa per potere ricevere i preti e conferire i sacramenti ai fedeli. Con il suo carattere attivo e capace, organizzava tutto, preparava dovutamente i cristiani, e si dedicava giorno e notte al servizio dei preti e dei cristiani, senza temere gli inerenti ostacoli e fatiche.
Non sembrerebbe che sia stato nominato catechista? Suo padre che non praticava, almeno non completamente, non solo non si opponeva alle numerose riunioni che si tenevano in casa sua, ma le proteggeva all’esterno con tutto il suo potere, e tutti ne erano sorpresi e ammirati.
Questo quasi clericatus ad temporale providendum ha coperto così le sue funzioni durante circa due anni con successi più o meno evidenti, fino a quando durante l’anno 1789(l’anno Kei-iou) leggendo con più attenzione qualche passaggio dei libri della Religione, cominciarono a dubitare sulla legittimità della loro elezione alla carica di pastori.
Immediatamente furono presi da timore e confusione, e esaminando le cose più da vicino, la legittimità della loro condotta divenne sempre più problematica. A questo punto arrivarono alla conclusione di dovere cessare ogni sorta di amministrazione divenuta temeraria e di riferirsi al Vescovo di Pechino per ottenerne una soluzione chiara.
(Dobbiamo, a questo punto, ammirare la semplicità e la retta intenzione dei capi dei cristiani. Dopo essersi messi in risalto di fronte a tutta la cristianità, doveva forzatamente essere loro penoso di abbandonare le loro cariche a rischio di essere diffamati, e l’amor proprio non mancherà a suggerir loro mille pretesti per attendere almeno la decisione definitiva.
Invece no, trattandosi di una impresa sacra e su un semplice dubbio, ma ragionevole, ognuno si è messo da parte, prova evidente della loro retta intenzione e buona fede, ovunque si trovavano).
Ognuno riprese allora la sua vita privata, tranne la predicazione e l’istruzione dei nuovi e anziani cristiani, che sembra avere continuato, e da allora la preoccupazione fu la redazione della letttera consultativa e di trovare i mezzi appropriati per farla arrivare con sicurezza.
L’ambasciata annuale ne offriva una occasione naturale, ma le relazioni sicure non essendo ancora stabilite, bisognava trovare un uomo capace e volonteroso di assumere la responsabilità di questa missione per garantirne qualche probabilità di successo.
Non c’era nessun cristiano fra la gente che, abitualmente, faceva parte dell’ambasciata, e i loro occhi si posarono su Ioun Paul, chiamato Iou-iri, per investirlo di questo ruolo tanto importante quanto delicato. Ioun Paul discendeva da una famiglia in parte nobile del distretto di Nie-tsiou. Era stato allievo dei Kwon e istruito nella religione da Kwon Xavier. Di carattere dolce, affabile e molto discreto, si pensò che potrebbe riuscire; e fingendosi mercante, si mise in cammino verso Pechino al decimo mese lunare di questo stesso anno 1789, portatore della lettera consultativa indirizzata simultaneamente al Vescovo di questa città, da Ni Seng-houn e Kwon Xavier.
Questo lungo viaggio, di più di 3,000 lis, che fanno più di 300 leghe, e fatto d’inverno attraverso un paese straniero includeva dei veri pericoli, con inevitabili fatiche e malattie che colpivano facilmente, e non era raro di vedere uno o due della comitiva soccombere. Paul, che, fin dalla tenera età era dedicato agli studi letterari e viveva una vita sedentaria, non era abituato a sopportare la fatica. Era più che altri esposto alle fatiche del viaggio e dovette fare tutto il cammino a piedi come tutti quelli dei quali simulava la professione e questo senza alcuna esperienza, senza conoscenze e senza nessun appoggio. Tuttavia, sostenuto dalla grazia e confidando nella buona causa per la quale aveva intrapreso questo viaggio, ne sopportò goiosamente le fatiche e felicemente arrivò a Pechino. Si rese subito dal Vescovo, gli consegnò la lettera del quale era il portatore e riferì in dettaglio su tutti gli avvenimenti sopravvenuti nella nuova comunità cristiana e discutò con lui dei mezzi per portargli il dovuto soccorso.
(Paul ricevette allora la Cresima e tutti gli altri sacramenti.) Dopo un soggiorno regolare, nella primavera dell’anno Kieng-sioul 1790, al seguito dell’ambasciata, riprese il cammino verso la sua patria; sempre attento a rispondere con prudenza a tutte le domande ed evitare così di inciampare in qualche trabochetto che poteva essergli teso. Arrivò così senza suscitare nessun sospetto né incidente.
La risposta del Vescovo era indirizzata a Ni Seng-houn e a Kwon Xavier. All’inizio li rimproverò della loro folle condotta per essersi immischiati dell’amministrazione dei sacramenti aggiungendo che non solo non potevano celebrare i santi misteri, ma per di più, non dovevano continuare a rendere sacrifici agli antenati, fare le prostrazioni di uso, né immischiarsi assolutamente ad ogni forma di superstizioni. Finalmente li incoraggiò e li esortò a continuare a sostenere i cristiani. Il vescovo, in questa stessa lettera o forse a viva voce aveva anche promesso di inviare il Padre Tsiou per soccorrere e amministrare i cristiani, e ordinò loro di prendere tutte le misure necessarie, con la scelta di uomini capaci di introdurlo sicuramente. Questa risposta del vescovo attesa daì lungo tempo e con tanta impazienza, non lasciava più nussun dubbio sull’importanza dell’impresa. Essa fu ricevuta con calma e totale sottomissione. Ognuno si congratulò della prudenza con la quale erano state interrotte le funzioni relative ai santi misteri e non venne più allo spirito di nessuno di ingerirsi degli affari del santuario. La gioia, il fervore e l’unità dei neofiti rimasero inalterati. Ma l’articolo a proposito dei sacrifici e le superstizioni furono come un fulmine per più di uno.
Infatti, fino ad allora i fedeli della Corea, assidui a tutti i precetti della Religione, di cui avevano conoscenza, avevano continuato a partecipare al culto superstizioso che si rende ai parenti defunti in questo paese.
L’ ignoranza e la buona fede potevano scusarli fino a un certo punto, ma dal momemto che furono informati che anche una minima cooperazione in questa materia era proibita dalla Chiesa, ognuno ne prese il suo partito, e geloso di conservare la propria fede, si astenne di tutto ciò che era stato deciso esserle contrario. Ciò significava ferire la pupilla dell’occhio di tutte le classi della popolazione. In questo paese la Religione dei letterati, addirittura chiamata Religione degli antenati, è legge dello Stato. Qualunque mancanza riguardo alle cerimonie in uso su questo articolo è severamente punita, e ogni infrazione viene accolta con violenta avversione dall’opinione pubblica, senza eccezione. Queste usanze tradizionali delle quali l’origine risale lontano nel tempo, e tramandate inviolate da generazione a generazione, sono agli occhi di tutti la base della società, il fondamento dello Stato, e sono il punto d’appoggio di tutti i rapporti naturali; guai a colui che avrebbe l’audacia di attaccarle anche solo a parole. Come conseguenza era da prevedere il tornado che si sarebbe scatenato contro i cristiani e tutti i vantaggi che gli avversari della religione ne tirerebbero, per cercare ancora una volta distruggerla totalmente. Beatus qui non fuerit scandalizatus in me disse la prima vittima delle persecuzioni suscitate contro la vera fede. Qualche cristiano debole cessò da quel giorno di unirsi alle pratiche religiose e fra questi abbiamo il dolore di contare Ni Seng-houn i, che il timore aveva già fatto cadere in una maniera deplorabile qualche anno prima. Si ritirò in casa sua e cessò ogni contatto con i cristiani. Ancora peggio, cedendo al desiderio della notorietà, ottenne diversi mandarinati, e da allora sparì quasi del tutto alla nostra vista e sempre perseguito, malgrado la sua defezione e malgrado mille sforzi, non potendosi innocentare, presso i suoi nemici, del crimine di avere introdotto la Religione, specie di peccato originale ai loro occhi, che rinfacceranno anche ai suoi discendenti. Malgrado questa seconda grave caduta di questo capo così influente, la fede dei neofiti non sembra essere stata indebolita, e quasi la totalità dei cristiani, sottomessa di spirito e di cuore a tutto ciò che emanava dalla vera autorità , continuò a praticare con fervore, e testimoniò il suo distacco da ogni pratica superstiziosa.”

Ora vi presento un altro estratto del libro di Ch. Dallet che ha preso come riferimento qualcuna delle Note di Mons. Daveluy :

«Pierre Seng-houn-i aveva visto a Pechino la gerarchia cattolica in piena attività, il vescovo, i preti e gli altri chierici inferiori. Aveva assistito ai santi misteri e alla distribuzione dei sacramenti nella chiesa di questa città. Memorizzò tutti questi ricordi, e con l’aiuto delle spiegazioni che si trovano nei libri liturgici o dogmatici a uso dei cristiani, ebbe fissato un sistema completo di organizzazione e si procedette immediatamente all’elezione dei pastori.
François Xavier Kwon, che la sua posizione, la sua scienza e la sua virtù mettevano al primo rango, fu nominato vescovo. Pierre Ni Seng-houn-i, Louis de Gonzague Ni Tan-ouen-i, Augustin Niou, Jean T’soi Tsiang-hien-i e diversi altri furono eletti preti. Si ignora se ci fu qualche cerimonia che potesse assomigliare ad una consacrazione o una ordinazione. Ognuno si rese immediatamente al suo posto e cominciarono una sorta di amministrazione dei cristiani, predicando, battezzando, confessando, dando la cresima, celebrando i santi misteri e disribuendo la comunione ai fedeli. Questi sacramenti sono i soli che troviamo menzionati nei ricordi del tempo. Il battesimo dato da questi pastori fu evidentemente valido, e conferiva la grazia della rigenerazione, mentre gli altri sacramenti che amministravano erano evidentemente nulli. Tuttavia è una certezza che il loro ministero rafforzava dappertutto il loro fervore e diede un nuovo slancio alla propagazione della fede in tutto il regno. Si parla ancora dell’entusiasmo dei cristiani, del loro santo ardore nell’ assistere alle cerimonie e ricevere i sacramenti. La nonna del celebre martire Andrea Kim, il primo prete indigeno della Corea, ha raccontato che Louis di Gonzague Ni, suo zio che l’aveva battezzzata, si serviva di un calice d’oro per celebrare il sacrifico.
I paramenti sacri erano confezionati con le ricche sete della Cina. Non avevano la forma delle nostre pianete, ma erano simili a quelli che i Coreani usano per i loro sacrifici. I preti portavano il copricato che si usava in Cina, nelle cerimonie del culto cattolico. Per ascoltare le confessioni dei fedeli, prendevano posto su un seggio elevato sopra una cattedra e i penitenti rimanevano in piedi davanti a loro. Le penitenze ordinarie erano delle l’elemosina, ma per le colpe più gravi, il prete colpiva lui stesso il colpevole sulle gambe con una verga. Abituati, secondo le leggi dell’etichetta coreana, a fuggire la vista delle donne di condizione nobile i preti inizialmente rifiutavano di confessarle; ma le richieste diventarono così insistenti che dovettero consentirvi. Non facevano visite ai cristiani, ma la gente veniva a loro per chiedere i sacramenti. Viaggiavano a piedi e si incoraggiavano ad evitare i fasti e l’orgoglio.
Nella capitale, Jean T’soi Koan-t’sien-i affittò una casa per l’amministrazione dei sacramenti. Pieno di attività e percezione di spirito, regolava tutti gli affari, ricevendo i preti e preparando i cristiani. Questo ministero l’occupava giorno e notte, senza timore di imbarazzi né di fatiche; come se fosse stato il catechista generale della cristianità. Suo padre, anche se non praticante della religione, era lungi dall’opporsi alle numerose riunioni che si facevano in casa sua; anzi le proteggeva, con tutto il suo potere.
Questo quasi clericatus ad temporale providendum continuò così le sue funzioni durante quasi due anni, con grandi successi, e in perfetta buona fede. Ma nell’anno Kei-iou(1789), certi passaggi dei libri di religione, esaminati più minuziosamente, fecero nascere nello spirito dei preti e del vescovo dei dubbi seri sulla validità della loro elezione e del loro ministero. Conclusero che bisognava immediatamente rinunciare ad ogni sorta di amministrazione come se si trattasse di una impresa temeraria, e presero la decisione di scrivere al vescovo di Pechino per chiedere consiglio a questo proposito. Dopo essersi esposti a tal punto davanti a tutta la cristianità, certamente costò loro molto di abbandonare immediatamente la loro posizione con il rischio di esporsi alla derisione pubblica.
Ma le loro intenzioni erano rette, la loro fede sincera e non vollero, sotto alcun pretesto, esporsi a profanare le cose sante. Ripresero dunque immediatamente il loro posto fra i semplici fedeli, e si occuparono solamente di istruire i nuovi cristiani e di predicare la fede alla gente.
La lettera consultativa al vescovo di Pechino, redatta da Ni Seng-houn-i e François Xavier Kwon, si cercarono i mezzi di farla arrivare con certezza. L’ambasciata annuale offriva una occasione naturale. Ma bisognava trovare un uomo capace e zelante pronto ad accettare una così pericolosa missione tale stabilire delle relazioni, forzatamente segrete, con la Chiesa della Cina. Non c’era alcun cristiano nell’ ambasciata: bisognava farne entrare uno all’insaputa dei pagani e fu scelto il catecumeno Paul Ioun Iou-ir-i, per questo ruolo importante.
Paul Ioun era discendente da una famiglia nobile del distretto di Nie-tsiou. Era stato discepolo dei Kwon, e François-Xavier l’aveva istruito sulle verità della religione. Il suo carattere dolce e affabile e la sua grande discrezione lo rendevano atto all’inpresa progettata. Accettò la missione che gli confidavano, si incaricò della lettera per il vescovo, e travestito da mercante partì per Pechino al decimo mese lunare dello stesso anno 1789.
La strada da Seul a Pechino è di tremila lys, vale a dire più di trecento leghe. Questo lungo viaggio, fatto durante l’inverno in un paese straniero, è tanto penoso e presenta dei veri pericoli. Non è raro di vedere parecchi membri dell’ambasciata soccombere in seguito alle malattie contrattate in cammino. Le fatiche ordinarie erano ancora più pesanti per Paul, il quale, applicato sin dall’infanzia allo studio, e abituato ad una vita sedentaria, non aveva alcuna esperienza di viaggi, si trovava isolato in mezzo a dei compagni sconosciuti, e senza alcun appoggio umano. Per di più dovette fare la strada a piedi, come tutti quelli dei quali simulava la professione, Finalmente, malgrado mille difficoltà, sostenuto come era dalla grazia onnipotente di Dio felicemente arrivò a Pechino. Andò immediatamente dal vescovo, gli consegnò la lettera del quale era il portatore, e raccontò con massimo dettaglio, tutto quel che era capitato in Corea, le gioie e le tribulazioni della cristianità nascente. L’arrivo inatteso di Paul provocò una immensa gioia nella chiesa di Pechino. La presenza di questo cristiano, venuto da un regno dove nessun sacerdote vi aveva mai predicato il nome di Gesù Cristo, e spiegando con quale ammirabile maniera la fede era stata propagata, fu il più dolce degli “spettacoli” per i missionari e soprattutto per il vescovo Mons. Govea, che si affrettò a scrivere una lettera pastorale al nuovo gregge che Dio, gli confidava.
Nella primavera dell’anno Kieng-Soul(1790), Paul, al seguito dell’ambasciata, riprese il cammino verso la sua patria. Aveva ricevuto a Pechino i sacramenti del Battesimo, dell’Eucaristia e della Cresima. Fortificato da questi soccorsi celesti, seppe abilmente schivare le inevitabili insidie, passò la frontiera senza provocare nessun sospetto e ritornò alla capitale senza cadere in alcun intrigo.
La risposta del vescovo era scritta su un pezzo di seta, affinché Paul potesse meglio celarla sotto i suoi vestiti e così introdurla in Corea nella maniera più sicura e più facile. Era indirizzata a Pierre Ni et à Xavier Kwon. Il prelato iniziava esortando neofiti a rendere ringraziamenti perenni al Dio buonissimo e grandissimo, per l’inestimabile grazia della vocazione alla fede. Li incoraggiò alla perseveranza e all’uso dei mezzi necessari per custodire la grazia del Vangelo. Veniva in seguito, in riassunto, una descrizione dei dogmi e della morale cristiana. Pierre e François-Xavier venivano rimproverati per essersi ingeriti temerariamente nel ministero sacerdotale. Il vescovo spiegò loro che non potevano assolutamente celebrare i santi misteri e amministrare i sacramenti, eccetto il battesimo, perché non avevano ricevuto il sacramento dell’ordine; ma che avrebbero fatto un’opera gradita a Dio istruendo e incoraggiando i cristiani e convertendo gli infedeli. Li esortò a perseverare in questa condotta.
Questa risposta, attesa così lungamente, non lasciava più nessun dubbio. Fu ricevuta con intera sottomissione, ed ognuno si rallegrò della prudenza avuta nell’interrompere le atttività del santo ministero.
Pertanto i cristiani coreani avevano un grande desiderio di ricevere i sacramenti. Infiammati dai racconti di Paul Ioun che parlava loro delle chiese che aveva visto a Pechino dei missionari europei venuti dalle estremità della terra per propagare il Vangelo, dei colloqui che aveva avuto con loro e dei sacramenti che aveva lui stesso ricevuto, presero la decisione di mandare una nuova lettera al vescovo di Pechino, per supplicarlo instantemente di inviare loro dei preti per istruirli con la predicazione e fortificarli con l’amministrazione dei sacramenti. L’occasione era favorevole. Infatti una ambasciata straordinaria stava per partire per congratulare l’imperatore Kien-long, che celebrava, al mese di settembre 1790, i suoi ottant’anni. Paul Ioun riprese dunque il cammino verso la Cina. Era accompagnato in questo suo secondo viaggio da un catecumeno chiamato Ou, ufficiale del re di Corea e incaricato da questi di fare degli acquisti a Pechino. I nostri due delegati arrivarono senza incidenti, e consegnarono al vescovo la lettera dei loro compatriotti.
Oltre alle instanti preghiere dei neofiti per ottenere un pastore, questa lettera conteneva anche altre domande sui contratti del loro paese, sulle superstizioni, sul culto degli antenati e su qualche altro punto difficile. Il vescovo, dopo avere preso, su delle materie di tale importanza,, il parere di missionari sapienti e zelanti, rispose alle domande dei coreani, promise loro l’invio di un sacerdote, e fece loro conoscere quando e in che maniera questo prete si sarebbe presentato alla frontiera, affinché potessero prepararne e facilitarne l’ entrata.
Il catecumeno Ou fu battezzato e ricevette il nome di Jean-Baptiste. Gli affidarono un calice, un messale, una pietra sacra, degli ornamenti e tutto quel che era necessario per la celebrazione del santo sacramento. Gli fu pure insegnato come fare del vino con l’uva, affinché tutto fosse pronto all’arrivo del missionario.
Paul e Jean-Baptiste ripartirono da Pechino il mese di ottobre. Arrivarono felicemente nel loro paese e affidarono la lettera del vescovo e gli oggetti sacri che erano stati loro affidati. La Chiesa nascente esultò di gioia, nella speranza di avere ben presto un prete, ma la decisione a proposito delle superstizioni e del culto degli antenati fu, per diversi, una pietra di scandalo e causa di apostasia.
Fino allora i neofiti coreani, assidui alle osservanze cristiane che conoscevano, avevano pure continuato a praticare il culto superstizioso reso ai parenti defunti. L’ignoranza e la buona fede potevano scusarli, ma a partire da questo momento diventava per loro impossibile di partecipare a simili pratiche, sacrifici, cerimonie di prostrazione, ecc. La Chiesa dichiarava loro, per bocca del vescovo di Pechino, che il culto agli antenati era contrario al culto dovuto a Dio. Questa dichiarazione resa pubblica fu di certo una ferita inflitta alla pupilla dell’occhio di tutte le classi sociali del popolo, essendo in Corea la religione dei letterati, o il culto agli antenati, la religione di Stato. Ogni violazione a questo culto era ricevuta con violenta avversione dall’ opinione pubblica nell’intero paese e l’omissione delle cerimonie requisite era severamente punita. Questi usi tradizionali, la cui origine risale lontano nei tempi e trasmessi fedelmente di generazione in generazione, sono agli occhi di tutti la base della società, il fondamento dello Stato, e la base di tutti i rapporti naturali; guai a colui che ha l’audacia di attaccarli, anche se a parole! Fu facile da allora di prevedere il tornado che stava per scoppiare ed il profitto che i nemici dei cristiani avrebbero tirato dalla loro condotta, per diminuire e annientare la Chiesa nascente.
Alcuni cristiani deboli ne furono spaventati e cessarono, da quel giorno, di praticare la religione. Fra loro abbiamo il dolore di contare Pierre Ni Seng-houn che la paura aveva già fatto cadere in una maniera tanto deplorabile qualche anno prima. Si ritirò a casa sua e non ebbe più alcun rapporto con i cristiani. Ancora peggio, cedendo all’ambizione degli onori ottenne successivamente diversi impieghi pubblici, impegni che in questo paese come in Cina includevano inevitabilmente una participazione frequente al culto idolatrico. Ormai non lo vedremo più apparire a parte qualche rara volta e da lontano, denigrato, malgrado la sua defezione, dagli stessi pagani, non potendo riscattarsi presso di loro del crimine, quello di avere introdotto la religione in Corea. Era questo agli occhi dei gentili una sorte di peccato originale che rimproverano ancora oggi ai suoi discendenti. Nonostante questa seconda caduta di un capo influente, la fede dei neofiti non sembra essere stata scossa, e il più grand numero, sottomesso di spirito e di cuore alla decisione della Chiesa, continuò a praticare con fervore e rinunciò a tutti gli atti superstizioni».



Capitolo IX
Formazione dei preti dai laici coreani


45. L’organizzazione del quasi clericatus ad temporale providendum e delle sue attivitàsacramentali, sono stati i primi passi dei laici, per la formazione dei preti

Una delle caratteristiche delle quali si vanta la Chiesa Cattolica in Corea è l’iniziativa dei laici a suscitare delle vocazioni sacerdotali, farle crescere ed infine sostenerle durante la loro formazione. Dall’inizio della Chiesa, i nostri antenati nella fede, non conoscendo sufficientemente il diritto canonico e le regole dell’istituzione, hanno organizzato quasi calericatus ad temporale providendumed hanno loro stessi amministrato i sacramenti. Ma hanno avuto dei dubbi sulla possibilità per dei laici di celebrare la messa e ascoltare la confessione. Hanno allora scritto al vescovo di Pechino ed hanno ricevuto la risposta notificandoli che non potevano celebrare la messa senza essere stati ordinati sacerdoti. E già nel 1789 si sono sottomessi.
Quando quasi calericatus ad temporale providendum cessò di celebrare i sacramenti, la fede dei fedeli si èaffievolita, frequentarono sempre meno le riunioni di preghiera e alcuni cominciarono a trascurare l’organizzazione dell’istituzione ecclesiale. Resta vero che avevano chiesto al vescovo di Pechino d’inviare loro un prete ma non era cosa semplice. Innanzitutto, in quel momento, la diocesi di Pechino stessa mancava di preti, d’altra parte c’erano delle persecuzioni: dell’anno Shin-hae 1791, dell’anno Eul-myo 1795 e la più terribile quella dell’anno Shin-you 1801, in più le relazioni con Pechino erano completamente tagliate.
Nel frattempo Cheong Ha-Sang, nato l’anno stesso della persecuzione del 1795, aveva preso contatto con Pechino per chiedere un prete, ma fu invano. D’altro canto, i cristiani coreani avevano saputo dire che c’era la possibilità d’inviare dei giovani, per essere formati al sacerdozio tramite la Chiesa della Cina, e una volta formati ritornare in Corea. Cercarono allora di trovare dei giovani candidati al sacerdozio ma la cosa si avverrò difficile a causa dell’obbligo del celibato dei preti. Si dovevano trovare dei giovani non sposati ma in quel tempo in Corea, secondo la tradizione(del piccolo sposo), i giovani erano sposati giovanissimi, e la maggior parte dei giovani candidati erano già sposati. Per esempio, Cheong Yak-Yong era stato sposato all’età di 15 anni.
Cheong Ha-Sang era andato a Pechino all’età di 16 anni, non solo per avere un contatto con la Chiesa in Cina, ma anche per informarsi sulla possibilitàdi iscriversi al seminario. Ma il vescovo di Pechino gli ha chiesto di sostenere piuttosto la Chiesa in Corea e di occuparsi di sua madre e di sua sorella che dopo vennero martirizzati. Finalmente ha dovuto rinunciare ad entrare in seminario.


46. Prima dei tre seminaristi, Kim Dae-Keon, Choi Yang-Eob e Choi Kwa-Choul, altri seminaristi erano stati inviati dalla Chiesa in Corea a Macao e a Yo-dong

Nel rapporto del progetto per la pastorale fatto dal responsabile della pastorale della diocesi di Pechino nel 1813, una nota dice che c’eranto tanti giovani in Corea desiderosi di diventare sacerdoti. Bisognava dunque farli venire in Cina e dare loro una formazione affinché potessero essere al servizio della Chiesa in Cina. Negli archivi non classificati della Congragazione della Propaganda. Da questa nota, si può affermare che ci sarebbero stati diversi candidati in Corea compreso Cheong Ha-Sang diciottenne.
Nel 1827, padre Umpierres, un «administrator apostolicus» del Vaticano a Macao, ha menzionato nel suo rapporto che il seminarista Heo, Coreano, faceva degli studi al seminario di Macao. La «Propaganda Fidei» ha chiesto di accellerare la sua formazione e di farlo ritornare in Corea affinché questa potesse inviare altri candidati al seminario.
Nel 1835, Mons. Brughier(1792-1835), primo vescovo della diocesi di Choseon(Corea), scrisse una lettera indirizzata per la prima volta ai fedeli coreani, ma poiché questa lettera era scritta in latino fu dapprima inviata al seminario di Macao dove si trovavano già alcuni seminaristi coreani affinché la traducessero in coreano e la rinviassero in Corea, passando via Yo-dong per i responsabili della comunitàcristiana e per altre persone, come il responsabile della conunità coreana Cheong Ha-Sang. Mons. Brughier, nella sua ultima lettera prima della sua morte, scrisse a Yo-dong Peliku per le Missioni Estere di Parigi«Ho incontrato i seminaristi coreani a Yo-dong che mi hanno dato una buona impressione e una buona speranza. Per l’avvenire sarebbe piùragionevole di stabilire un seminario per la formazione dei preti coreani a Yo-dong al posto di Macao, il clima essendo migliore per i coreani».
Si può dire che la partenza dei tre giovani candidati coreani al seminario di Macao come Kim Dae-Keon, Choi Yang-Eob e Choi Kwa-Choul verso la fine del 1836 non fu una prima partenza, ma si é certi che già dieci anni prima c’erano diversi seminaristi coreani a Macao e a Yo-dong. Solamente ancora non abbiamo la prova che siano stati ordinati sacerdoti. Credo che un giorno, troveremo che c’erano giàdei Coreani ordinati preti prima di Santo Kim Dae-Keon. Avrebbero vissuto da qualche parte in Asia del Sud. Auguro che altri mi succederanno in questo lavoro di ricerca.


47. Il nipote di Yi Seung-Houn, Yi Jae-Eui e il figlio di Cheong Yak-Jong, Cheong Ha-Sang erano seminaristi sul punto di essere ordinati diaconi al Seminario Maggiore di Corea, prima dei seminaristi Kim Dae-Keon e Choi Yang-Eob

E’ cosa certa che dei laici della Chiesa in Corea hanno cercato di trovare dei candidati al sacerdozio, li hanno preparati ed inviati all’estero per la loro formazione. Cheong Ha Sang lui stesso non potendo partire al seminario di Macao, in attesa del momento favorevole, si è preparato alla funzione sacerdotale e probabilmente avrà selezionato qualcuno dei suoi allievi per la formazione sacerdotale. Lo si può affermare giacché Cheong Ha-Sang non era sposato e aveva studiato da solo il latino, il dogma e la morale cristiana in Corea dove non c’erano né un vero seminario, né professori. Secondo la lettera di Mons. Imbert, faceva un grande sforzo per studiare il latino e la teologia fino al momento che fu ordinato diacono.
Il nipote di Yi Seung-Houn, Yi Jae-Eui(1807-1868), più giovane di Cheong Ha-Sang(1795-1839), anche lui aveva studiato da solo il latino e la teologia in Corea ed era stato ordinato diacono. Non si ha la certezza che sia stato ordinato da Mons. Imbert, o da un altro vescovo a Macao o a Pechino. In ogni caso ho potuto verificare che quello che firmòogni volta, in basso dei suoi cinque rapporti manoscritti in latino, era : ‘diacono Thomas Yi Jae-Eui’. Purtroppo in Corea ancora non è trovata nessuna documentazione su questi fatti.
Da una parte dei cristiani coreani, come Yi Seung-Houn e Youn You- li, sono andati diverse volte ad incontrare dei missionari europei a Pechino, hanno ricevuto i sacramenti e hanno portato dei libri e degli oggetti che riguardano il cattolicesimo. Tutti i loro contatti sono stati scoperti e hanno provocato una persecuzione che divenne sempre più violenta. D’altra parte, durante la persecuzione dell’anno Shin-you, 1801, una lettera di Hwang Sa-Yung è stata scoperta durante un viaggio in Cina. Quella lettera rendeva conto della situazione della Chiesa cattolica in Corea:la corte reale proibiva e sorvegliava tutti i contatti con i missionari europei. In questo contesto il responsabile della comunità cattolica coreana, Cheong Ha-sang, e i suoi compagni facevano con la massima segretezza tutte le pratiche per inviare dei giovani candidati al seminario cinese. Ma talvota noi troviamo alcune note parziali in documenti dell’estero che ci informano sull’invio di giovani canditati coreani al seminario della Cina prima di quelli tre, Kim Dae-Keon etc.
Nel 1831, è stata creata la diocesi di Choseon(Corea) e nel 1836 il primo missionario francese, Maubant, arrivò in Corea, segretamente, guidato da Cheong Ha-Sang. Appena giunto in Corea, iniziò le sue attivitàpastorali. Infatti la Chiesa in Corea, fondata dai laici ebbe sforzato a formare i preti coreani da 20 anni. Visitando le parrocchie, Maubant incontrò i tre giovani candidati Adrea Kim Dae-Keon(1821-1846), Thomas Choi Yang-Eob(1821-1861) e Francesco Choi Kwa-Choul(1822-1837) e scrisse una lettera per presentare questi tre candidati coreani al seminario di Macao.
Il 9 dicembre 1836, Kim dae-Keon e Choi Yang-Eob, avevano 15 anni di età Choi Kwa-Choul ne aveva 14. Sono andati a piedi fino a Shin- eui-jou nel Nord della Corea accompagnati da Cheong Ha-Sang. Là, hanno incontrato un prete cinese YeoHang-Deok Pacipico e alcuni cristiani cinesi e in loro compagnia sono andati a Pechino, da lì proseguirono a piedi fino a Macao dove arrivarono il 6 giugno 1837. E’ così che questi giovani, in un periodo di sei mesi, hanno camminato 8.000km, attraversando la pianura della Manciuria nel freddo intenso(-30c°), passando da Pechino e Jénam fino a Shangai e Macao nel grande caldo(+30c°), nella regione del Sud della Cina. Durante questo viaggio, tutti e tre si ammallarono gravemente. Kim Dae-Keon e Choi Yang-Eob si ristabilirono e in dieci anni ritornarono in Corea, dopo essere stati ordinati sacerdoti, mentre Choi Kwa-Choul morì laggiùdopo sette mesi di sofferenze. La fondazione della Chiesa, la creazione della diocesi di Chosen, e in seguito la formazione dei preti, sono state l’opera dei laici coreani. E’ nell’entusiasmo e nel fervore che è stata compiuta, opera insigne e incomparabile in tutta la storia della Chiesa Cattolica.

Conclusione


48. Lo spirito religioso innato del popolo Coreano per la ricerca della verità e la pratica per la protezione e la testimonianza della verità

La Chiesa Cattolica in Corea è stata fondata da intellettuali ventenni. Non c’erano né preti néreligiosi. Durante dieci anni questi giovani eruditi hanno fatto una ricerca della verità e praticato la loro fede a Chon-jin-am con uno spirito religioso e missionario.
In altri tempi i giovani ragazzi della dinastia Shilla(una dinastia antica in Corea) facevano la loro formazione ‘Hwarang-do’nelle alte montagne. Cominciavano la formazione a 15 anni e diventati \\\'Hwarang’ a 18 anni ne ridiscendevano per raggiungere la loro regione di origine. Questo spirito ‘Hwarang-do’ era un sostegno per il paese e più tardi ebbe un ruolo decisivo per la riunificazione dei tre regni antichi.
Il Buddismo è stato introdotto in Corea da un giovane Yi Cha-Don, martirizzato a 22 anni. Si può affermare che avesse cominciato a farlo conoscere verso l’età di 17 anni. Un movimento nuovo, Dong-Hak, era stato pure diffuso dal grande maestro Choi Jae-Ou che aveva cercato la Verità dopo avere perduto i suoi genitori a 16 anni.
I giovani e le giovani di circa 10 anni che hanno offerto la loro vita per salvare la loro patria ed il popolo furono tutti dei giovani eroi, come lo furono il grande politico Kim Kou, il generale Yi Beom-Seok’, Youn Bong-Kil morto per la giustizia nel suo paese e la giovane studentessa You Kwan-Soun…Tutti hanno cominciato a essere molto attivi prima dei 20 anni. Bisogna conservare e sviluppare, nei giovani, questo spirito sincero, umile e coraggioso, per l’avvenire del paese e del mondo intero.
Questa qualità del nostro popolo si trasmette nel nostro paese con fermezza: ad esempio, lo spirito di pietàverso gli antenati e i genitori deriva dal medissimo spirito. E’ un valore nazionale radicato nel popolo coreano.
Oggi la Chiesa cattolica universale compresa quella d’ Europa si trova in una situazione difficile a causa del calo delle vocazioni sacerdotali e religiose, in contrasto con lo sviluppo della società e dell’economia. In Corea, per fortuna, la nostra Chiesa continua a svilupparsi allo stesso ritmo dello sviluppo del paese. Le numerose vocazioni sacerdotali ci obbligano ad ingrandire il seminario. E’ una grazia per il nostro paese, un segno della qualità dello spirito religioso del popolo coreano.
La volontà, il fervore per la ricerca della verità e la missione di Yi Byok, scavalcando la montagna Kwang-Jou, Kyung-ki-do durante un rigoroso inverno, sono più preziosi dell’organizzazione delle sue conferenze. Il fatto di avere inviato Yi Seung-Houn a Pechino per conoscere meglio le regole della Scienza del Cielo, è ancora più lodevole del suo battesimo a Pechino, tenendo conto che da più di duemila anni si puòricevere il battesimo dappertutto nel mondo. Anche se non avevano potuto ricevere il battesimo in quel momento, si poteva riconoscere il merito e il valore delle loro fatiche.
L’attività sacerdotale per l’organisazzione del quasi calericatus ad temporale providendum è di un grande valore, superiore ai regolamenti dell’istituzione Chiesa. Il fatto di avere cessato immediatamente la loro attività, quando ebbero dei dubbi, è una testimonianza umile e sincera.
Lo spirito che ha suscitato l’invio di Youn You-Il a Pechino e che ha anche ispirato la lettera a Hwang Sa-Yung è di uno spirito piùgrande che la lettera stessa. Il fervore di Cheong Ha-Sang e di You Jin-Kil li ha spinti a fare venti volte il viaggio fino a Pechino. Ogni volta erano 2.400 km fatti a turno. Questa iniziativa fu importantissima per la fondazione della Chiesa.
Si può constatare questo spirito religioso al momento della creazione delle parrocchie. Sovente sono i laici che per prima cosa fondano una comunità, poi chiedono un sacerdote. Si osserva la stessa cosa anche nelle comunità della diaspora coreana, i laici formano prima una comunitàe poi chiedono un assistente ecclesiastico. Per i catecumeni ugualmente, in generale sono i laici stessi che trovano i candidati i quali vengono in seguito a bussare alle porte della Chiesa istituzione.
Bisogna riconoscere che questo agire è alla base del dinamismo e dello spirito religioso del popolo coreano. In poche parole, dobbiamo riconoscere questo desiderio di servire Dio nei nostri predecessori e padri nella fede. Dobbiamo ringraziare Dio che ci ha dato questo dono particolare, dobbiamo trasmetterlo alle future generazioni. Ed infine dobbiamo essere coscienti del nostro ruolo, della nostra missione, partecipando così alla Salvezza dell’umanità intera.
Dobbiamo capire che questo dono che ci è stato dato è sìcuramente un fatto reale che non si trova nelle altre Chiese, ma che se ci èstato dato non è solo per noi, ma per l’ evangelizzazione di tutta l’Asia e la Chiesa universale. Dobbiamo riconoscere che Dio ci chiama a superare tutte le difficoltà di questo mondo per realizzare questa missione e svilupparla ogni giorno, per offrire a Dio la gloria infinita di una umanità salvata.

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Genealogia della familia Kwon Cheol Shin.della familia Kwon, 1807
Genealogia della familia Yi Seung- Houn. Centro della familia Kwon, 1807.
Genealogia della familia Yi Byok, Centro della familia Yi, 1813
Genealogia della familia Jeong Yak Yong, Centro della familia Jeong
Mauscritti originali dei primi cattolici(1777~1850) delle famiglie dei Fondatori
presentato da Yi Sou-Kwang e il suo libro




Imprimatur
Most Rev. Paul Choi
Bishop of Suwon Diocese
29 June 2007







Autore : Msgr. Byon Ki-Young
Direttrice : Choi Hyun-Soon
Tradotto in Francese: Kim Chung-Ok
Tradotto dal Francese in Italiano: Teresa Dal Santo
Corretto da Lucia Marchetti & Maria Domenica Calciati
Photos: Ko Ok-Ja & Heo Kwan-Sun



Pubblicatoin Coreano : 14 ottobre 2004
Publicato in Italiano : 26 Settèembre 2008
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